Gli Illuminati

Chi sono gli illuminati?

La domanda non è retorica né tantomeno può trovare una risposta semplicistica. È infatti necessario, prima di ogni altra considerazione, avere ben chiaro il significato di illuminati.

Per via di una cultura mistificata e approssimativa si tende a confondere gli illuminati con gli iniziati.

Questa seconda qualità è fortemente soggetta a influenze religiose. Non a caso Eduard Schuré nella sua splendida raccolta in cui descrive i grandi iniziati annovera nomi come Krishna, Ermete, Rāma, Orfeo, Pitagora, Platone, Gesù.

È un’opera a mio avviso grandiosa per cogliere le sottili peculiarità di questi grandi personaggi che hanno segnato in modo chiaro e indelebile il percorso dell’umanità.

Ma è anche ineluttabile che la loro esistenza, così come il loro pensiero, sia fortemente annesso, forse a volte in modo erroneo, al pensiero religioso. Questo potrà essere pur vero per alcuni che sono stati poi presi a capostipiti di alcune credenze come Krishna per il buddismo, Rāma per l’induismo o Gesù per il cristianesimo.

Negli altri casi tra quelli citati da Schuré si tratta di grandi pensatori che hanno sì influenzato per gran parte il pensiero religioso, ma solo perché questo rientra in qualche modo negli aspetti più filosofici dell’esistenza umana.

Gli iniziati, dunque, rappresentano quel ristretto mondo di grandi pensatori che per loro talento e intelletto hanno affrontato i temi più importanti del pensiero filosofico assurgendo il più delle volte a guida dell’umanità, dando significato a tutto ciò che ci circonda, limitatamente alle nostre conoscenze.

Alla base di questo processo evolutivo del pensiero c’è con grande certezza una consapevolezza che a pochi è concessa poiché richiede, oltre a una approfondita e vasta conoscenza delle varie discipline, un profondo percorso di evoluzione interiore non sempre facile da realizzare.

Se invece si vuole tentare di identificare la figura degli illuminati, la questione è molto più complessa di quanto si possa immaginare.

Gli illuminati vengono solitamente associati a quelle figure che, come nel buddismo, hanno raggiunto un livello di consapevolezza di sé e uno stato spirituale che tende a distaccarli dalla vita materiale verso una spiritualità superiore.

In altri termini è ciò che sommariamente avviene nei monasteri sperduti nelle regioni tibetane dove i monaci si raccolgono in lunghe meditazioni per risvegliare il Nirvana. Lo stesso accade nei templi o nei luoghi sacri induisti dove i “saggi” si sottopongono a pratiche di mortificazione corporea a dimostrazione del raggiungimento di un loro distacco dalla materialità.

Questa però non è illuminazione; piuttosto una sorta di mistificazione della spiritualità attraverso pratiche religiose che promettono la realizzazione del sé come fine ultimo.

Quello che emerge con forza da queste pratiche è che ogni strada intrapresa per il raggiungimento della pretesa illuminazione è concentrata sul singolo individuo che si pone al centro del suo mondo e della sua ricerca interiore.

Quindi ben lontani da quella che dovrebbe intendersi come vera illuminazione, essendo queste pratiche orientate verso una consapevolezza di sé finalizzate a una iniziazione individuale piuttosto che illuminazione, che in fine è tutt’altra cosa.

Nel gergo popolare, poi, il termine illuminato è confuso con le capacità di lungimiranza, di grande sapienza e benevolenza di personaggi spesso a capo di governi o posizione di potere. Analogamente vengono definite illuminate persone con capacità e conoscenze fuori del comune come ad esempio Leonardo da Vinci o Nikola Tesla.

Se proprio si vuole azzardare una sorta di descrizione, più che definizione, di quello che significa illuminazione ci si deve liberare di molti stereotipi che purtroppo nel tempo si sono sovrapposti a questo concetto. Addirittura nel XVIII secolo fu fondata una società segreta di stampo massonico che diede poi l’avvio al cosiddetto “illuminismo” con tutt’altre finalità. La definizione che meglio si adatta ai suoi seguaci è “illuministi”.

Questo a dimostrazione che l’illuminazione va ben oltre la nostra capacità di comprensione e che implica fattori che trascendono le nostre capacità conoscitive e cognitive vincolate non solo dalla materialità che sempre prevale a supporto dell’istinto di sopravvivenza, ma anche da una cultura che fatica a liberarsi da preconcetti e stereotipi spesso dettati proprio dalle correnti religiose che da sempre accompagnano l’esistenza umana.

Un azzardo di descrizione dell’illuminazione lo si può intravedere negli studi di Rudolf Steiner il quale con la sua Teosofia ha tentato di rivoluzionare, con una visione estatica, il significato dell’esistenza umana verso mondi superiori. Una trascendenza orientata verso un rapporto olistico con tutto ciò che ci circonda, andando a coglierne le più sottili vibrazioni a cui normalmente non diamo alcuna importanza, anzi le ignoriamo con disinvoltura.

Raggiungere un tale stato di trascendenza non significa soltanto aver raggiunto una piena consapevolezza di sé, ma anche avere intrapreso un viaggio verso universi invisibili, che ci appartengono e a cui apparteniamo in un continuo e ininterrotto scambio di informazioni sotto forma di energia, che definirei energia cosmica.

Tutto questo avviene a prescindere che ne siamo coscienti o meno e ne subiamo al contempo tutti gli effetti, ma solo agli illuminati è dato entrare a farne parte integrante, in uno stato trascendentale ai più sconosciuto.

Addentrarsi in questo ambito di energie sovrasensibili comporta inevitabilmente prendere in considerazione aspetti esoterici di non facile approccio. La materia è così complessa e poco nota proprio per le sue caratteristiche che esulano dalla vita terrena, pur mantenendone uno stretto rapporto energetico.

Si potrebbero citare perfino sensitivi come G. Ivanovič Gurdjieff o Gustavo Rol o Helena Blavatski, capaci di percepire e intendere stati di trascendenza oltre il sensibile, ma poco hanno a che vedere con quella che potrebbe identificarsi con illuminazione.

Ancor meno vale alcuna considerazione riguardo pranoterapeuti o manipolatori di pseudo medicina, più popolarmente noti come guaritori.

Volendo ridurre a una semplificazione populistica che consenta di concepire in maniera molto elementare se non addirittura banalizzante del concetto, si potrebbe suggerire che l’illuminazione si assimila molto vagamente alla santificazione, essendo questa di più facile approccio a chi ha acquisito una cultura di base pseudoreligiosa o similare.

 

È d’uopo, detto questo, ribadire che l’illuminazione è ben lungi dalla spiritualizzazione santifica così come prospettata nelle varie credenze, dalla quale si distacca completamente, oltre ad essere talmente al di sopra di ogni concezione razionale da non potere essere in alcun modo vincolata a qualsivoglia stereotipo.

In conclusione non c’è una risposta precisa alla domanda posta all’inizio. Non ho potuto definire chi sono gli illuminati ma penso di aver descritto ciò che non sono.

18-03-2026

Questo articolo è stato pubblicato in Appunti da . Aggiungi il permalink ai segnalibri.