Al femminile

Mi sono soffermato parecchio a riflettere sull’argomento più discusso negli ultimi tempi.
Infatti pur condividendo la versione al femminile per titoli tipo: avvocato, presidente, ministro, deputato, sindaco, professore, assessore, direttore, soldato e via dicendo (anche quando suonassero palesemente cacofoniche), mi trovo in difficoltà quando si tratta di altre professioni tipo: chirurgo, falegname, carpentiere, muratore, calciatore, comandante, pilota, guardia, fabbro, orefice, minatore, agricoltore, pastore, pescatore (che si confonderebbe con la prelibata rana pescatrice). Per non parlare poi di meccanico e idraulico che al femminile sono delle scienze.
Poi ci sono le professioni asessuate, che in genere terminano con …..ista, che si adattano ad entrambi i casi.
Ad una rapida riflessione le professioni che meno si prestano alla versione femminile risultano quelle meno titolate.
Personalmente non capisco a quale scopo (e ritengo meramente futile) voler significare il femminismo, o emancipazione femminile o pari opportunità che dir si voglia, semplicemente riducendo il tutto a delle etichette identificative della propria professione. Si finirebbe per ridursi a un miserevole condizione che enfatizza “cosa fai” invece di “chi sei”.

03-03-2017

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