Casa Famiglia

Non è mio costume commentare o disquisire sui fatti di cronaca, ma la scomparsa in Abruzzo delle due sorelline e il loro successivo ritrovamento ha per alcuni versi, inquietanti analogie con il caso della Famiglia nel Bosco.

In entrambi i casi le vicende hanno visto coinvolti dei minori, i loro genitori, gli assistenti sociali e le case famiglia. Non ultimo il tribunale dei minori.

Non sono addentro né coinvolto direttamente nelle indagini perciò mi riferisco soltanto a ciò che è stato riportato dai media, soprattutto a quello che invece non dicono. Gli organi di stampa e di informazioni non solo si guardano bene dal riferire sulle cause che hanno determinato la sospensione della genitorialità e l’affidamento forzato in una casa famiglia delle due minorenni, ma nascondono anche molti altri particolari di non poca importanza.

Per tali motivi è perciò è d’uopo porsi alcune domande.

In particolare il ruolo della casa famiglia, luogo deputato dalle autorità a ospitare minori coinvolti in problemi genitoriali o gravi situazioni famigliari; talvolta erroneamente citato come unità protetta o casa di accoglienza trascurandone le differenze. Questa opzione in genere è risultante dall’intervento degli assistenti sociali o strutture similari.

Nel caso delle due sorelline la responsabilità più grave dovrebbe ricadere proprio sui titolari della casa famiglia a cui le due sorelline erano state affidate.

Loro non solo sono affidatari ma rappresentano e agiscono in nome e per conto delle autorità.

Lasciare incustodite o non avere il pieno controllo delle persone date loro in affidamento è mancanza grave in quanto disattende il mandato conferitogli.

Per chiarire, gli affidatari al pari degli insegnati sono pubblici ufficiali poiché svolgono attività analoghe e in quanto tali sono penalmente perseguibili in caso di inadempimento dei loro doveri. Allo stesso modo dovrebbero avere delle attestazioni e specializzazioni che rispondano ai requisiti richiesti.

C’è poi da chiedersi con quali criteri vengono assegnati questi importanti incarichi e quali sono le condizioni a cui devono rispondere i titolari in termini di preparazione educazionale, scolarizzazione, mantenimento dei rapporti interpersonali, abitudini quotidiane, cura della persona e della casa.

Quando le autorità rilasciano autorizzazioni a una casa famiglia, tengono conto di tutti questi parametri?

Ho avuto modo di conoscere casi in cui i titolari di una casa famiglia erano una giovane coppia senza figli e diploma di scuola media superiore.

Di quale esperienza genitoriale disponevano per prendersi cura dei figli di altre persone?

Inoltre, gli assistenti sociali effettuano sopralluoghi e visite periodiche per verificare che lo stato di fatto risponda alle esigenze dei minori dati in affidamento?

Qui non si tratta di minori adottati, ma di minori strappati ai propri genitori che già di per sé costituisce un trauma, in aggiunta alla situazione gravosa che ha determinato la decisione di procedere all’affidamento in casa famiglia.

In ultimo, e a conclusione, una breve considerazione sulla giustizia che, stando a quanto riportato dai media, ha indagato la mamma, il nonno e una probabile zia per sequestro di persona.

La domanda inquietante è: può un genitore o un parente stretto sequestrare il figlio o nipote che sia?

Forse sottrazione di minore potrebbe risultare un’espressione più consona nello specifico, ma non sono addentro in giurisprudenza per affermazioni appropriate. Può sembrare un disquisire su termini giuridici ma le parole hanno il loro peso e la logica non esula dalle norme giuridiche, salvo che non ci si pronunci con poca cautela se non addirittura con superficialità.

Sempre secondo i notiziari, sembra che gli autori del “rapimento” rischino fino a 15 anni di carcere. Il problema è che 15 anni in Italia non li danno nemmeno a un pluriomicida.

Insomma, pur riconoscendo il prodigo intervento delle forze dell’ordine impegnate nel ritrovamento, ciò che lascia interdetti è il ruolo lacunoso degli organi istituzionali: tribunali dei minori, assistenti sociali, case famiglia; come già si è visto per lungo tempo nel caso della Famiglia nel Bosco.

22-06-2026

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