Più l’osservo e più mi domando chi può aver avuto una idea così idiota da voler costruire un’opera tanto orribile e scempia nel cuore di Roma.
Bisogna tornare al 1878 quando, dopo la morte di Vittorio Emanuele II, il parlamento presieduto da Zanardelli decise la costruzione del monumento tramite un bando che fu assegnato all’architetto Sacconi.
L’idea ispiratrice fu di realizzare qualcosa di celebrativo per l’unità d’Italia dopo la sconfitta del “nemico” (che in realtà era lo Stato Pontificio avvenuta nel 1870) e onorare così la figura del re che era morto proprio in quell’anno.
Il monumento, nella sua grandiosità, mostra sicuramente una smisurata devozione e riconoscimento al re, pur se con il senno di poi i Savoia non furono proprio una benedizione per il nostro paese, piuttosto una sicumera.
Ma ciò che più stride oltre alle dimensioni assolutamente esagerate che sembrano voler gareggiare con quelle del Colosseo, precursore dei moderni stadi, è la collocazione scelta.
Si trova infatti nel pieno centro storico e, come si vede dall’immagine, nasconde quasi totalmente il Campidoglio, simbolo del potere della Roma Antica e contrasta fortemente con i fori che sono alle spalle, dove la grandiosità di Roma si espresse per secoli e secoli. I Mercati Traianei che anticiparono di duemila anni il concetto di centri commerciali come troviamo oggi al Parco Leonardo. Il Foro Romano, cuore pulsante e centro di aggregazione sociale, commerciale e politica della Roma Antica.
In somma sembra quasi a voler offuscare se non addirittura nascondere la storia passata e la maestosità della capitale, non solo di Roma ma di un impero immenso.
Resta infine la sua supposta inutilità se non fosse per una terrazza panoramica a disposizione dei turisti, un piccolo museo dedicato al Risorgimento e una marmorea scalinata utilizzata per deporre corone di fiori in occasione delle varie ricorrenze istituzionali.
C’era forse, con questo progetto, una inconfessata presunzione di voler celebrare la grandezza di un neonato regno d’Italia e la maestosità di una figura emblematica come il re a capo di una importante, ma effimera, monarchia?
Se così fosse, l’ossequiosa e fanatica esaltazione per una figura nelle cui mani è riposto tutto il potere, potrebbe significare l’aver posto le basi dei fatti che di lì a poco avrebbero portato il paese ad esaltare un’altra figura funesta, di cui conosciamo la storia.
