Eutanasia

Non avrei mai pensato di dover affrontare argomenti di tale peso come etica e morale ma, come preannunciava Bob Dylan in una sua profetica canzone, i tempi stanno cambiando.
E questa volta il cambiamento si sente forte e si impone con prepotenza alle nostre coscienze.
Fatti di recente cronaca hanno messo in luce uno dei valori più misteriosi e discussi di ogni tempo: il senso della vita.
A seguito di alcuni casi eclatanti, infatti, è emerso di grande attualità il problema dell’eutanasia.
Se fino ad ora la chiesa cattolica si limitava a dichiarare peccato capitale il suicidio, immaginiamo cosa ha scatenato l’eutanasia, che è in realtà un suicidio assistito.
Se si pensa che fino ad ora queste argomentazioni erano quasi esclusivo appannaggio di menti eccelse, di pensatori e di filosofi, il fatto che adesso siano affrontate anche da gente comune che sente il bisogno di fare chiarezza su alcuni lati oscuri di millenarie credenze, spiega molto di quanto il problema sia sentito e di quanto peso abbia sulla coscienza di chi, anche se non direttamente coinvolto, si ponga domande sul come affrontare certi problemi.
Ora, tralasciando la morale cristiana che si rifà a principi religiosi che hanno fondamenti e finalità ben precisi e che non intendo affrontare in questo scritto, c’è da riflettere in maniera approfondita e senza pregiudizi sul significato vero e sul senso della vita. Sempre nella sua canzone Dylan afferma che “se non hai niente, non hai niente da perdere”.
Apparentemente questa sembra una affermazione banale e ovvia, ma in realtà racchiude i sé l’aspetto più inquietante che si possa immaginare riguardo al senso della vita.

Quando è che non si ha più nulla?
E quando accade che non si ha più nulla da perdere?

Sembrerebbero domande colme di contraddizione perché è evidente che fin che c’è vita si ha almeno una ragione di vivere e l’istinto di sopravvivenza non viene mai meno per aiutarci a restare in vita. In realtà ci sono situazioni in cui questo istinto non è sufficiente perché se si è affetti da malattie gravi che mettono a repentaglio la vita stessa e ogni cura può non essere sufficiente, allora siamo difronte a casi in cui ricorre la drammatica frase che “non c’è più nulla da fare”.
In altre parole si è in una condizione in cui la vita non conta più nulla, ma soprattutto l’aspetto più inquietante è che in alcuni casi la malattia rende la vita impossibile.
Si riesce cioè a sopravvivere in condizioni che rendono l’individuo un essere non più autonomo, non più capace di riconoscersi e riconoscere la realtà intorno a sé, di non avere alcuna coscienza di ciò che sta vivendo come se fosse un vegetale e a volte completamente dipendente da macchinari o altri dispositivi atti a sostituire quegli organi che ormai hanno sesso di svolgere le loro funzioni naturali.
Tutto questo non è altro che una esistenza priva di quelle caratteristiche basilari tali da poter riconoscere nell’individuo un essere umano. E quando si arriva a questi livelli la vita perde il suo valore più alto in assoluto che è quello della dignità.

Una vita dignitosa è quella che ogni essere umano merita di vivere.

Ma nel momento in cui questo valore viene meno e l’essere umano non è più riconoscibile come tale, allora la vita perde ogni significato fino al punto di rendere impossibile attribuirle un senso a sua giustificazione.
Dato che questo argomento sta assumendo connotazioni di una sempre più ampia popolarità è naturale che se ne discuta e se ne dibatta con sempre maggiore frequenza ad ogni occasione.
Nascono così organizzazioni a sostegno della salvaguardia della dignità umana, e altre al diritto alla vita.
Ovviamente l’argomento è per sua natura così complesso che ne scaturiscono teorie fra le più disparate, soprattutto quelle che in particolare sono legate a concetti e dogmi legati alla cultura tradizionale.
Resta comunque innegabile che la platea di coloro che si addentrano nei meandri intricati di questo problema si allarga sempre più e questo è un segnale evidente a dimostrazione che ci si sta rivolgendo in maniera sempre più sentita verso quel cambiamento epocale e inevitabile che coinvolge le coscienze di tutti.
Non è certamente qui che intendo affrontare l’argomento nel suo significato, né tantomeno addentrarmi in una disquisizione dettagliata su ciò che è più o meno giusto sul come affrontare il problema.

Lo spirito di queste poche righe è sostanzialmente quello di porre in evidenza un problema di sempre crescente popolarità oltre a quello di richiamare l’attenzione di chi a questo argomento ancora dimostra un malcelato disinteresse.
Purtroppo, a dispetto di una vita che statisticamente sembra essere più lunga rispetto al passato, certe malattie debilitanti sembrano crescere di pari passo, con conseguenze assai gravi e soprattutto inaspettate.
È infatti piuttosto frequente che improvvisamente ci si trovi davanti a queste problematiche che mai avremmo pensato di dover affrontare e ad essere impreparati sul decidere della nostra esistenza, limitandoci poi a lasciare le sorti della nostra vita nelle mani di persone che, in bona fides, pensano di preoccuparsi del nostro bene.

04-01-2020

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